Omicidio premeditato legato ad un movente ancora sconosciuto. Non è ancora chiaro cosa abbia spinto Alessio Sassano, trentaduenne banchiere ad assassinare i genitori adottivi. Modesta famiglia quella di Carlo e Marilena Sassano, che adottarono Alessio all'età di sei anni dopo che i suoi genitori naturali furono trovati senza vita in una pozza di sangue dai Carabinieri allertati dalle grida dell'allora piccolo Alessio. Questa volta è stato lui stesso a chiamare le forze dell'ordine ed al momento dell'arresto non ha opposto resistenza. E' stato tradotto nel carcere di Regina Celi ed interrogato dal magistrato non ha saputo fornire motivazioni convincenti al suo gesto. Sassano si è assunto tutte le responsabilità dichiarando di avere ucciso i genitori adottivi (che lui, riferendosi a loro, ha chiamato mamma e papà) perché gli è stato ordinato dal diavolo. E' inusuale che una dichiarazione del genere arrivi da una persona istruita e colta come sembra essere Alessio Sassano. Gli inquirenti si stanno orientando sulla pista del [...]
(Magistrato) Signor Sassano qui stiamo lavorando, non siamo al cinema, ci dica perchè ha ucciso quei due poveri cristi.
Ve l'ho detto e ve lo ripeto! E' stato il diavolo a farmi fare quello che ho fatto.
(Magistrato) E com'era questo Diavolo? Era rosso? Aveva le zanne come quelle del lupo? Faceva fiamme dagli occhi? C'aveva le corna?
Si le corna si, ma non glie le ho viste subito. Era un uomo vestito di nero con un cappello in testa. Le corna le ho viste quando si è tolto il cappello, ma io avevo già capito chi era.
(Magistrato) E chi era?
Ve l'ho detto chi era. Era
(Magistrato) Il diavolo!
…
(Psicologa) Somigliava a vostro padr
(Magistrato) Signorina la prego di prendere appunti senza intromettersi.
(Psicologa) Mi scusi.
No. Non lo avevo mai visto prima ma la voce non mi era nuova. E' come quando si sente parlare doppiatore in Tv. E' strano vedere un uomo che parla con la voce di Will Smith ma che non è Will Smith.
(Magistrato) Contenta signorina?
(Psicologa) Grazie.
(Magistrato) Bene, andiamo avanti e dove l'ha incontrato il diavolo? Era alla Tv?
No. Non in Tv, era accanto a me?
(Magistrato) Seduto? Sul divano dice?
Si. Esatto.
(Magistrato) (a bassa voce) Io non ci resisto più qua. Voglio tornare in Sicilia, uno più pazzo dell'altro c'abbiamo qua. (rumore di sedia che si trascina)
Prego scusi?
(Magistrato) Nulla, nulla. Mi dica come si sono svolti i fatti.
Allora io .. ero nella sala, avevamo appena finito di cenare. Mia madre e mio padre erano in cucina nella stanza accanto a lavare i piatti. C'era la Champion's in Tv ed io non mi perdo mai una partita dell'Inter. Ero seduto sul divano. Un attaccante avversario, un bulgaro dal nome impronunciabile riesce ad entrare in area di rigore, tira, ma il nostro portiere letteralmente vola all'incrocio dei pali e devia la palla in angolo. (Magistrato) … questo non ci interes.. è stata davvero una grandissima parata! E insomma ero la che godevo e gioivo quando PAC! (rumore di schiaffo) vedo quest'ombra davanti a me mi giro e lo vedo.
(Magistrato) Vide suo padre?
No. Ve l'ho detto.
(Magistrato) Vide il diavolo.
Si.
(Magistrato) (A bassa voce) Parole incomprensibili. Lei è sicuro che eravate da soli voi tre in casa? Che non ci fosse nessun altro?
Si. Sono sicurissimo.
(Magistrato) E come fa ad esserne sicuro?
Ho vissuto in quella casa per ventisette anni. E' una casa piccola, conosco ogni angolo, ogni ricciolo di polvere che si forma, ogni rumore, ogni singola venatura nel marmo del pavimento. Non c'era nessuno nascosto in casa.
(Magistrato) E neanche può essere entrato mentre cenavate?
No.
(Magistrato) E come .. come fa a … (sospiro). La prego, vada avanti. Ha visto quest'ombra dice?
Si, ma è stato un attimo. Di più è stato quel rumore .. PAC (rumore di schiaffo). Mi giro e faccio un salto dallo spavento. Un uomo pallido e vestito di nero sedeva vicino a me. Ha ripetuto quel gesto di stizza, si è schiaffeggiato una gamba e continuando a guardare la televisione ha detto “Quasi, c'ero quasi. Maledetto portiere.” . Poi si è girato verso di me. Io ho indietreggiato, ma lui mi ha detto “Non avere paura” ed io ho smesso di avere paura. Mi ha detto “Vieni qui a sederti” ed io mi sono seduto.
(Magistrato) Due grandi amiconi eh? Tu e il diavolo!
In quel momento si. Lui mi fa: “Uccidili! Dai!” e poi ancora “Uccidili!” nello stesso tono con il quale si chiede ad un cagnolino di riportare un bastone. “Guarda” dice facendo un cenno con la testa verso il televisore. Ed io mi giro in tempo per vedere l'Inter che prende un goal.
Lo guardo. Ero indignato, ero furioso. Come aveva potuto far prendere un goal all'Inter lui che era mio amico? (Magistrato) Suo amico? Quindi lo conosc. Lui si gira verso di me, mi sorride e che brutto sorriso! Denti sottilissimi e distanti tra di loro, macchiati di caffè, nicotina e chissà che altra schifezza. Si toglie il cappello ed era completamente calvo. Aveva due corna ai lati, più su delle basette, erano sottili e lunghe, sembravano grottesche dita senza falangi ed avevano un colore bluastro, livido, quasi grigio. Fa un nuovo cenno con la testa verso il televisore e dice: “Eh?” come a volermi dire “visto?” e così mi sono voltato, ho aperto la porta e sono entrato in cucina, da mamma e papà.
(Magistrato) Quindi lei ha ucciso i suoi genitori perché una stupida squadra di calcio ha subito un gol? (rumore di pugni battuti sul tavolo, voce aggressiva, quasi urlata) L'Inter non è una stupida squadra! (la voce torna pacata). E' stato facile. Mio padre si è praticamente ucciso da solo.
(Avvocato) Stai dicendo che hai ucciso tua madre e poi tuo padre si è suicidato?
No! No! Sono stato io! In pratica ho detto a mia madre che l'avrei aiutata e lei mi ha passato un coltello che aveva appena lavato. Avrei dovuto asciugarlo e invece l'ho sporcato. Glie l'ho infilato nel pomo d'Adamo, insomma li dove l'avrebbe avuto se fosse stato un uomo. Mio padre allora mi si è lanciato contro e a me è bastato ritirare il coltellaccio dal morbido collo di mia madre e tenerlo davanti a me. Ammetto di averlo spinto un po nel ventre di mio padre, ma il lavoro maggiore l'ha fatto lui correndo verso di me. Quando sono tornato in sala lui non c'era più e l'Inter vinceva due a uno.
(Magistrato) E' vero quello che dice?
(Medico Legale) Si signore. Le ferite e l'arma corrispondono alla descrizione che il signor Sassano ci ha appena fornito... (breve silenzio) e l'Inter ha vinto due a uno.
(Magistrato) Abbiamo finito. Grazie Signor Sassano. Riportatelo nella cella.
(Voci) Si Signor Magistrato.
(Magistrato) Terzo interrogatorio caso Sassano, da archiviare agli atti. (Click)
Il corridoio che conduceva alla cella era stretto e di un grigio asettico come se tutto fosse costruito dello stesso metallo delle sbarre della prigione. Questo aveva notato Alessio, questo ed il suo nuovo compagno di cella. Nessuno gli aveva comunicato che ci sarebbe stato un cambiamento, ma in fondo ne aveva diritto? Non credeva.
“Buona sera” disse al nuovo inquilino quando la cella fu chiusa a chiave.
“Oh no! L'hai fatto di nuovo!” rispose l'inquilino.
“Fatto cosa?”
“Hai ucciso mamma e papà”
“ Che vuol dire che l'ho fatto di nuovo? “
“ Non è la prima volta che lo fai “
“ Cosa vuoi dire? Che sai qualche bugia che hanno scritto sui giornali? “
“ Vergogna! Hai ucciso i tuoi genitori adottivi che ti hanno dato una casa e da mangiare. Che ti hanno dato una istruizione, e tu? Tu li ripaghi uccidendoli? E poi solo perchè l'Inter ha preso un goal?”
“ Che ne sai tu di quello che mi è successo? “ urlò Andrea, poi a voce più bassa per non attirare l'attenzione dei guardiani “E' stato il Diavolo ad ipnotizzarmi”
“E quindi sarei stato io! Voi siete i matti e la colpa è mia?” fece l'inquilino mostrando un sorriso fatto di denti sottili, sporchi e marci. La bocca di Alessio ebbe solo il tempo di articolare un “Ma cosa?” che fu rapito dagli occhi dello sconosciuto inquilino. Sembravano girare, anzi giravano sul serio! Una rotazione lenta ma non troppo, che si alternava prima in senso orario, poi in senso antiorario. Era piacevole, lo riportavano all'infanzia, sembravano proprio due cestelli della lavatrice, come quando …
Come quando era piccolo e rimaneva per ore a guardare affascinato l'ipnotico girare del cestello della lavatrice. Produceva un suono basso e piacevole. I panni giravano e saltavano e sciacquavano e alzavano schizzi contro l'oblò. Prima da un lato, poi dall'altro. La lavatrice faceva un monotono wooop e poi ancora wooop. I tre perni infondo, che fissavano il cestello al motore sembravano due occhi ed una bocca spalancata, come un ottanta 8o . Il piccolo Alessio fantasticava che un alieno fosse rimasto imprigionato nell'oblò della lavatrice e lo fissasse meravigliato mentre il cestello lo portava a girare, girare e girare. Ed ora che per magia era di nuovo piccolo ricordava che una volta quell'alieno gli aveva parlato. Wooop. Gli aveva detto di ammazzare i suoi genitori. Lui aveva risposto che non voleva, ma l'alieno insisteva. E girava nella sua espressione smarrita e goffa. 8o. Il piccolo andrea nel sogno diceva e il grande andrea in cella ripeteva: “Non voglio e sono troppo piccolo”. Wooop. L'alieno girava e parlava. Si fermava un istante e poi girava nell'altro senso, e parlava. “Ti aiuterò io” diceva il nuovo inquilino. Il cestello si era arrestato. Ora l'alieno lo guardava accigliato, la sua espressione non era più ottusa e disorientata. “Lascia fare a me” dissero l'alieno ed il detenuto. “Tu chiamala”.
“Mamma? Ha finito di girare” chiamarono i due Alessio davanti alla lavatrice e dentro la cella.
“Arrivo!” disse la mamma dall'altra stanza. “Ti piace proprio vedere come gira la lavatrice eh?” fece con un sorriso mentre si avvicinava. Il piccolo Alessio seduto a terra la vedeva alta e slanciata. Era bellissima la sua mamma. “Spostati un po” gli disse accucciandosi davanti all'oblò della lavatrice e lui le si mise dietro gattonando. Wooooooooop. “Hey! Bello scherzo mi hai fatto” e sorrise ancora voltandosi verso il piccolo Alessio. In quel momento l'oblò della lavatrice si aprì con violenza. Il colpo alla nuca fu fatale, la giovane donna scivolò a terra e fu presto in una pozza di sangue.
Gli occhi del nuovo inquilino ora giravano veloci ed il suo respiro puzzava di marcio e di acque stagnanti. Andrea si voltò con una mano alla bocca per soffocare un conato di vomito, ma l'inquilino lo ammonì “non abbiamo ancora finito”. Ora aveva la voce di quella volta sul divano. Aveva la voce dell'alieno nella lavatrice. La testa di Alessio si voltò verso il Diavolo senza che lui potesse evitarlo. Ora gli occhi giravano di nuovo dolcemente. Wooop, Wooop. Fu una ninnananna e si ritrovò nuovo nel sangue di sua madre, della sua madre naturale. Forse poteva ancora fare qualcosa e “Papà! Papà” cominciò a gridare. Suo padre arrivò e vedendo sua moglie riversa nel sangue si precipitò in ginocchio per cercare di soccorrerla. A quel punto l'oblò della lavatrice si chiuse con la stessa violenza di prima ed il gancio di chiusura si conficcò nella testa di suo padre. L'oblò non poteva chiudersi e per cinque minuti Andrea vide la testa di suo padre sbattere contro la lavatrice come se una bocca sbilenca stesse cercando di masticarla. Quando finalmente l'alieno/lavatrice smise di masticare suo padre, delle impronte di scarpe si impressero nel sangue sul pavimento ed altre manate rosse comparvero sulle pareti. Impronte di adulto. Con un ultimo wooop il volto dell'alieno si rimise dritto e sussurrò al piccolo Andrea “Non potranno dare la colpa a te, non daranno la colpa a te”.
Delle grida concitate e un rumore di passi pesanti e svelti lo riportarono alla realtà. La porta di quella cella di tre metri per due si aprì e quattro uomini armati gli puntarono addosso le armi.
“Ma che cazzo hai fatto?” gli disse in primo mentre si abbassava. “Cosa cazzo ti è saltato in mente?”
Si abbasso e mise due dita sul collo del nuovo inquilino. “E' morto. Ha il cranio sfondato. Pochi colpi contro la porta e guarda cosa gli ha combinato”
Due uomini si avventarono per assicurare un paio di manette ai polsi di Andrea che non capiva cosa stava succedendo. Se si fosse specchiato in quel momento avrebbe notato una somiglianza con l'alieno nella lavatrice. 8o. Guardò in basso e la prima cosa che notò nell'uomo morto furono una fila di denti insanguinati ma perfetti.


