domenica 11 settembre 2011

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Orfano


Omicidio premeditato legato ad un movente ancora sconosciuto. Non è ancora chiaro cosa abbia spinto Alessio Sassano, trentaduenne banchiere ad assassinare i genitori adottivi. Modesta famiglia quella di Carlo e Marilena Sassano, che adottarono Alessio all'età di sei anni dopo che i suoi genitori naturali furono trovati senza vita in una pozza di sangue dai Carabinieri allertati dalle grida dell'allora piccolo Alessio. Questa volta è stato lui stesso a chiamare le forze dell'ordine ed al momento dell'arresto non ha opposto resistenza. E' stato tradotto nel carcere di Regina Celi ed interrogato dal magistrato non ha saputo fornire motivazioni convincenti al suo gesto. Sassano si è assunto tutte le responsabilità dichiarando di avere ucciso i genitori adottivi (che lui, riferendosi a loro, ha chiamato mamma e papà)  perché gli è stato ordinato dal diavolo. E' inusuale che una dichiarazione del genere arrivi da una persona istruita e colta come sembra essere Alessio Sassano. Gli inquirenti si stanno orientando sulla pista del [...]

(Magistrato) Signor Sassano qui stiamo lavorando, non siamo al cinema, ci dica perchè ha ucciso quei due poveri cristi.

Ve l'ho detto e ve lo ripeto! E' stato il diavolo a farmi fare quello che ho fatto.

(Magistrato) E com'era questo Diavolo? Era rosso? Aveva le zanne come quelle del lupo? Faceva fiamme dagli occhi? C'aveva le corna?

Si le corna si, ma non glie le ho viste subito. Era un uomo vestito di nero con un cappello in testa. Le corna le ho viste quando si è tolto il cappello, ma io avevo già capito chi era.

(Magistrato) E chi era?

Ve l'ho detto chi era. Era

(Magistrato) Il diavolo!


(Psicologa) Somigliava a vostro padr

(Magistrato) Signorina la prego di prendere appunti senza intromettersi.

(Psicologa) Mi scusi.

No. Non lo avevo mai visto prima ma la voce non mi era nuova. E' come quando si sente parlare doppiatore in Tv. E' strano vedere un uomo che parla con la voce di Will Smith ma che non è Will Smith.

(Magistrato) Contenta signorina?

(Psicologa) Grazie.

(Magistrato) Bene, andiamo avanti e dove l'ha incontrato il diavolo? Era alla Tv?

No. Non in Tv, era accanto a me?

(Magistrato) Seduto? Sul divano dice?

Si. Esatto.
(Magistrato) (a bassa voce) Io non ci resisto più qua. Voglio tornare in Sicilia, uno più pazzo dell'altro c'abbiamo qua. (rumore di sedia che si trascina)
Prego scusi?

(Magistrato) Nulla, nulla. Mi dica come si sono svolti i fatti.

Allora io .. ero nella sala, avevamo appena finito di cenare. Mia madre e mio padre erano in cucina nella stanza accanto a lavare i piatti. C'era la Champion's in Tv ed io non mi perdo mai una partita dell'Inter. Ero seduto sul divano. Un attaccante avversario, un bulgaro dal nome impronunciabile riesce ad entrare in area di rigore, tira, ma il nostro portiere letteralmente vola all'incrocio dei pali e devia la palla in angolo. (Magistrato) … questo non ci interes.. è stata davvero una grandissima parata! E insomma ero la che godevo e gioivo quando PAC! (rumore di schiaffo) vedo quest'ombra davanti a me mi giro e lo vedo. 

(Magistrato) Vide suo padre?

No. Ve l'ho detto.

(Magistrato) Vide il diavolo.

Si.

(Magistrato) (A bassa voce) Parole incomprensibili. Lei è sicuro che eravate da soli voi tre in casa? Che non ci fosse nessun altro?

Si. Sono sicurissimo.

(Magistrato) E come fa ad esserne sicuro?

Ho vissuto in quella casa per ventisette anni. E' una casa piccola, conosco ogni angolo, ogni ricciolo di polvere che si forma, ogni rumore, ogni singola venatura nel marmo del pavimento. Non c'era nessuno nascosto in casa.

(Magistrato) E neanche può essere entrato mentre cenavate?

No.

(Magistrato) E come .. come fa a … (sospiro). La prego, vada avanti. Ha visto quest'ombra dice?

Si, ma è stato un attimo. Di più è stato quel rumore .. PAC (rumore di schiaffo). Mi giro e faccio un salto dallo spavento. Un uomo pallido e vestito di nero sedeva vicino a me. Ha ripetuto quel gesto di stizza, si è schiaffeggiato una gamba e continuando a guardare la televisione ha detto “Quasi, c'ero quasi. Maledetto portiere.” . Poi si è girato verso di me. Io ho indietreggiato, ma lui mi ha detto “Non avere paura” ed io ho smesso di avere paura. Mi ha detto “Vieni qui a sederti” ed io mi sono seduto.
(Magistrato) Due grandi amiconi eh? Tu e il diavolo! 
In quel momento si. Lui mi fa: “Uccidili! Dai!” e poi ancora “Uccidili!” nello stesso tono con il quale si chiede ad un cagnolino di riportare un bastone. “Guarda” dice facendo un cenno con la testa verso il televisore. Ed io mi giro in tempo per vedere l'Inter che prende un goal.
Lo guardo. Ero indignato, ero furioso. Come aveva potuto far prendere un goal all'Inter lui che era mio amico? (Magistrato) Suo amico? Quindi lo conosc. Lui si gira verso di me, mi sorride e che brutto sorriso! Denti sottilissimi e distanti tra di loro, macchiati di caffè, nicotina e chissà che altra schifezza. Si toglie il cappello ed era completamente calvo. Aveva due corna ai lati, più su delle basette, erano sottili e lunghe, sembravano grottesche dita senza falangi ed avevano un colore bluastro, livido, quasi grigio. Fa un nuovo cenno con la testa verso il televisore e dice: “Eh?” come a volermi dire “visto?” e così mi sono voltato, ho aperto la porta e sono entrato in cucina, da mamma e papà.

(Magistrato) Quindi lei ha ucciso i suoi genitori perché una stupida squadra di calcio ha subito un gol? (rumore di pugni battuti sul tavolo, voce aggressiva, quasi urlata) L'Inter non è una stupida squadra! (la voce torna pacata). E' stato facile. Mio padre si è praticamente ucciso da solo.

(Avvocato) Stai dicendo che hai ucciso tua madre e poi tuo padre si è suicidato?

No! No! Sono stato io! In pratica ho detto a mia madre che l'avrei aiutata e lei mi ha passato un coltello che aveva appena lavato. Avrei dovuto asciugarlo e invece l'ho sporcato. Glie l'ho infilato nel pomo d'Adamo, insomma li dove l'avrebbe avuto se fosse stato un uomo. Mio padre allora mi si è lanciato contro e a me è bastato ritirare il coltellaccio dal morbido collo di mia madre e tenerlo davanti a me. Ammetto di averlo spinto un po nel ventre di mio padre, ma il lavoro maggiore l'ha fatto lui correndo verso di me. Quando sono tornato in sala lui non c'era più e l'Inter vinceva due a uno.

(Magistrato) E' vero quello che dice?

(Medico Legale) Si signore. Le ferite e l'arma corrispondono alla descrizione che il signor Sassano ci ha appena fornito... (breve silenzio) e l'Inter ha vinto due a uno.

(Magistrato) Abbiamo finito. Grazie Signor Sassano. Riportatelo nella cella.

(Voci) Si Signor Magistrato.

(Magistrato) Terzo interrogatorio caso Sassano, da archiviare agli atti. (Click)
Il corridoio che conduceva alla cella era stretto e di un grigio asettico come se tutto fosse costruito dello stesso metallo delle sbarre della prigione. Questo aveva notato Alessio, questo ed il suo nuovo compagno di cella. Nessuno gli aveva comunicato che ci sarebbe stato un cambiamento, ma in fondo ne aveva diritto? Non credeva.

“Buona sera” disse al nuovo inquilino quando la cella fu chiusa a chiave.
“Oh no! L'hai fatto di nuovo!” rispose l'inquilino.
“Fatto cosa?”
“Hai ucciso mamma e papà”
“ Che vuol dire che l'ho fatto di nuovo? “
“ Non è la prima volta che lo fai “
“ Cosa vuoi dire? Che sai qualche bugia che hanno scritto sui giornali? “
“ Vergogna! Hai ucciso i tuoi genitori adottivi che ti hanno dato una casa e da mangiare. Che ti hanno dato una istruizione, e tu? Tu li ripaghi uccidendoli? E poi solo perchè l'Inter ha preso un goal?”
“ Che ne sai tu di quello che mi è successo? “ urlò Andrea, poi a voce più bassa per non attirare l'attenzione dei guardiani “E' stato il Diavolo ad ipnotizzarmi”
“E quindi sarei stato io! Voi siete i matti e la colpa è mia?” fece l'inquilino mostrando un sorriso fatto di denti sottili, sporchi e marci. La bocca di Alessio ebbe solo il tempo di articolare un “Ma cosa?” che fu rapito dagli occhi dello sconosciuto inquilino. Sembravano girare, anzi giravano sul serio! Una rotazione lenta ma non troppo, che si alternava prima in senso orario, poi in senso antiorario. Era piacevole, lo riportavano all'infanzia, sembravano proprio due cestelli della lavatrice, come quando …

Come quando era piccolo e rimaneva per ore a guardare affascinato l'ipnotico girare del cestello della lavatrice. Produceva un suono basso e piacevole. I panni giravano e saltavano e sciacquavano e alzavano schizzi contro l'oblò. Prima da un lato, poi dall'altro. La lavatrice faceva un monotono wooop e poi ancora wooop. I tre perni infondo, che fissavano il cestello al motore sembravano due occhi ed una bocca spalancata, come un ottanta 8o . Il piccolo Alessio fantasticava che un alieno fosse rimasto imprigionato nell'oblò della lavatrice e lo fissasse meravigliato mentre il cestello lo portava a girare, girare e girare. Ed ora che per magia era di nuovo piccolo ricordava che una volta quell'alieno gli aveva parlato. Wooop. Gli aveva detto di ammazzare i suoi genitori. Lui aveva risposto che non voleva, ma l'alieno insisteva. E girava nella sua espressione smarrita e goffa. 8o. Il piccolo andrea nel sogno diceva e il grande andrea in cella ripeteva: “Non voglio e sono troppo piccolo”. Wooop. L'alieno girava e parlava. Si fermava un istante e poi girava nell'altro senso, e parlava. “Ti aiuterò io” diceva il nuovo inquilino. Il cestello si era arrestato. Ora l'alieno lo guardava accigliato, la sua espressione non era più ottusa e disorientata. “Lascia fare a me” dissero l'alieno ed il detenuto. “Tu chiamala”.

“Mamma? Ha finito di girare” chiamarono i due Alessio davanti alla lavatrice e dentro la cella. 
“Arrivo!” disse la mamma dall'altra stanza. “Ti piace proprio vedere come gira la lavatrice eh?” fece con un sorriso mentre si avvicinava. Il piccolo Alessio seduto a terra la vedeva alta e slanciata. Era bellissima la sua mamma. “Spostati un po” gli disse accucciandosi davanti all'oblò della lavatrice e lui le si mise dietro gattonando. Wooooooooop. “Hey! Bello scherzo mi hai fatto” e sorrise ancora voltandosi verso il piccolo Alessio. In quel momento l'oblò della lavatrice si aprì con violenza. Il colpo alla nuca fu fatale, la giovane donna scivolò a terra e fu presto in una pozza di sangue. 

Gli occhi del nuovo inquilino ora giravano veloci ed il suo respiro puzzava di marcio e di acque stagnanti. Andrea si voltò con una mano alla bocca per soffocare un conato di vomito, ma l'inquilino lo ammonì “non abbiamo ancora finito”. Ora aveva la voce di quella volta sul divano. Aveva la voce dell'alieno nella lavatrice. La testa di Alessio si voltò verso il Diavolo senza che lui potesse evitarlo. Ora gli occhi giravano di nuovo dolcemente. Wooop, Wooop. Fu una ninnananna e si ritrovò nuovo nel sangue di sua madre, della sua madre naturale. Forse poteva ancora fare qualcosa e “Papà! Papà” cominciò a gridare. Suo padre arrivò e vedendo sua moglie riversa nel sangue si precipitò in ginocchio per cercare di soccorrerla. A quel punto l'oblò della lavatrice si chiuse con la stessa violenza di prima ed il gancio di chiusura si conficcò nella testa di suo padre. L'oblò non poteva chiudersi e per cinque minuti Andrea vide la testa di suo padre sbattere contro la lavatrice come se una bocca sbilenca stesse cercando di masticarla. Quando finalmente l'alieno/lavatrice smise di masticare suo padre, delle impronte di scarpe si impressero nel sangue sul pavimento ed altre manate rosse comparvero sulle pareti. Impronte di adulto. Con un ultimo wooop il volto dell'alieno si rimise dritto e sussurrò al piccolo Andrea “Non potranno dare la colpa a te, non daranno la colpa a te”.

Delle grida concitate e un rumore di passi pesanti e svelti lo riportarono alla realtà. La porta di quella cella di tre metri per due si aprì e quattro uomini armati gli puntarono addosso le armi. 

“Ma che cazzo hai fatto?” gli disse in primo mentre si abbassava. “Cosa cazzo ti è saltato in mente?”

Si abbasso e mise due dita sul collo del nuovo inquilino. “E' morto. Ha il cranio sfondato. Pochi colpi contro la porta e guarda cosa gli ha combinato”

Due uomini si avventarono per assicurare un paio di manette ai polsi di Andrea che non capiva cosa stava succedendo. Se si fosse specchiato in quel momento avrebbe notato una somiglianza con l'alieno nella lavatrice. 8o. Guardò in basso e la prima cosa che notò nell'uomo morto furono una fila di denti insanguinati ma perfetti.




venerdì 17 giugno 2011

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Dimagrire


Sei una neo trentenne. Hai festeggiato il compleanno ieri sera, con le tue amiche. Puoi definirti una ragazza in gamba, allegra, simpatica, seria, intelligente, razionale, disponibile, tremendamente obesa.

Panciona, lardosa, cicciona, botte, grassona, bomba, chiatta. Il dietologo ha definito, sul referto, che la tua è un'obesità di III grado. Non c'è scritto, ma tu leggi anche "Obesità Grave".

Ti guardi allo specchio e ti fai schifo. Hai superato un traguardo importante. Sei una donna. Una novellina, una matricola del mondo delle donne. La speranza di un miglioramento della tua vita è morta ieri con il tuo trentesimo compleanno e avresti preferito morire tu prima di questa, piuttosto che vivere senza. Ti guardi allo specchio e vorresti essere magra. Non per forza pelle ed ossa (anche se è proprio così che vorresti essere) ma magra. Via quei rotoli, via quel seno grosso e cadente. Le avresti chiamate "Tette", ma le "Tette" sono quelle del tipo invitante. Le tue sono soltanto due grumi lardosi. Abomini. Desideri dimagrire. Faresti un patto col Diavolo, se solo esistesse davvero. Niente più sudore, niente fatica e fiato corto, niente più cattivo odore.

Con le tue amiche ti trovi bene. Ti chiamano sempre per uscire con loro, per andare in discoteca "a caccia di uomini". Il magro bottino di ogni week-end è l'unica cosa di te che invece vorresti in carne. E ti meravigli di come alcune quelle tue amiche siano ancora single. Ne belli ma stronzi ne leali ma brutti riescono a far breccia nelle loro anime. Le altre, quelle fidanzate, invece le invidi. Ti guardi allo specchio e ti fai schifo. Se fossi più magra magari non saresti neanche bella, ma sei convinta che ti andrebbe meglio. Non saresti così selettiva. Pensi che il tuo successo con gli uomini potrebbe essere perfettamente descritto con una funzione inversamente
proporzionale con i tuoi chili sulla bilancia. Una linea retta discendente, da sinistra a destra su assi cartesiane. La forma di un triangolo rettangolo, come quel tramezzino al tonno che conservi in frigorifero e che mangerai più tardi. 

Aumentando il peso in chili sull'asse X il tuo successo con gli uomini sull'asse Y diminuisce.
Quando X è grande ed Y è uguale a zero non è la cosa peggiore che ti possa capitare. Quando ingrasserai ancora i valori di Y diveranno negativi. Questo vuol dire che gli amici e le amiche ti
abbandoneranno. Prima uno, poi un secondo ed un terzo. Meno quattro, meno cinque, meno sei, meno infinito. La matematica non è un'opinione.

Il dottore ti aveva prescritto una dieta. Tu non l'hai seguita. Tu ami i sapori e mangi. Hai fame e mangi. Sei triste, mangi. Ti annoi, mangi. Guardi la TV e mangi. Mangi. Odi vomitare. Odi quel rumore che fai quando vomiti, quel dolore agli addominali (è l'unico allenamento che gli hai concesso in vita tua), quella vista, quel gusto amaro in bocca. Odi pulire ciò che hai rimesso. Questo l'hai scoperto in quel periodo nel quale ti infilavi due dita in bocca, un po per moda, un po
per amore di te stessa. Quando ne avevi ancora un briciolo.

L'intervento chirurgico, ti ha detto il medico, è una strada percorribile. Tre strade, per meglio dire.

Opzione numero uno. 
Diversione bilio-pancreatica. E' irreversibile. L'hai fatta? Te la tieni. Praticamente con un abile "taglia e cuci" ti riducono prima lo stomaco, così mangi di meno e poi si premurano che il cibo passi solo nella parte di duodeno "a scarso assorbimento"

Opzione Numero due.
Bypass gastrico. Ti dividono stomaco in due. La parte superiore non te la faranno molto capiente ed è li che finirà tutta la porcheria che ingurgiti. Questo sacchetto organico, biodegradabile quando morirai, te lo collegheranno direttamente all'intestino ed il tuo stomaco non vedrà più cibo. Ah, scordati i dolci. Dopo questo intervento avrai la nausea di tutto ciò che contiene zuccheri, ma nessuno sa ancora perché.

Opzione Numero tre.
Restrizione gastrica. Ti trasformano lo stomaco in una clessidra. Come stringere le dita attorno ad un palloncino lungo. Quello che manderai giù si fermerà nella piccola parte superiore e poi, proprio come sabbia scenderà lenta nella parte inferiore dello stomaco. Ti fregano. Crederai di avere la pancia piena ma è un'illusione.

L'intervento chirurgico, ti ha detto il medico, ha una sola controindicazione: il vomito. Tre strade una controindicazione comune. Se mangi troppo e troppo in fretta, inevitabilmente vomiterai. Tu odi vomitare. Odi anche il tuo indice ed il tuo medio quando stretti inseme, entrano nella tua bocca e poi giù in gola.

Alternative? Si, ne hai trovate. Le hai sfruttate? No.

Pillole ordinate da una televendita a metà tra medicina ed alchimia, fede e speranza, giorno e notte. Tutto quello che avevi da fare era ingoiarne una al mattino ed una diversa alla sera, ma per te era un impegno troppo gravoso. Le prendevi quando capitava, quando te ne ricordavi e le promesse televisive non sono state mantenute. Quindi soddisfatta o rimborsata. Hai vuotato i contenitori con le restanti pillole in due vasetti (con l'intento di riprendere il trattamento) ed hai rispedito i vuoti al mittente dichiarandoti non soddisfatta del risultato ottenuto. Non ti aspettavi, ad essere onesta con te stessa, che fosse davvero tanto facile, eppure dopo qualche settimana hai ricevuto a casa un assegno a titolo di rimborso. Per la cronaca: Tu non hai più preso neanche una di quelle pillole. Sono ancora separate in due vasetti di vetro.

Ora sei davanti al tuo Personal Computer con la tastiera unta dalle volte che mangi patatine e "chatti". Hai la mano destra sul mouse sporco dalle volte che mangi dolci ed invii foto fasulle della sconosciuta di turno che hai scaricato da internet.

Una dovuta correzione. Non sei intelligente. Fa una rettifica, dal tuo inventario personale rimuovi questa qualità. Sei davanti al tuo PC ed hai appena scaricato la posta elettronica. Tra i vari oroscopi dell'amore, gossip dei Vip, e di tante altre cazzate alla quale ti sei volontariamente iscritta, trovi una Email pubblicitaria. Gli informatici la chiamano "Spam" gli inglesi la chiamano "Unsolicited Advertisement", gli italiani "Pubblicità non richiesta". Nonostante il filtro che ti sei fatta istallare questa è arrivata. Decidi di leggerla e ti rendi conto che non sei interessata al viagra ma il prezzo del Prozac non è male. Più in basso leggi di un farmaco. Un antidoto per il virus del cancro, come se il cancro fosse una banale infezione. Fai un click sulla lunga riga blu e vieni a sapere che quell'antidoto è stato controllato, certificato, approvato, lodato ed osannato dalla "United States Oncological Medical University of Boston". Quello che però non vieni a sapere che la "United States Oncological Medical University of Boston" in realtà non esiste. Quello
che non vieni a sapere è che hai appena contratto un virus informatico. Quando hai finito di leggere l'apologia di questo antidoto ti ritrovi in testa un'idea. Ora sei pronta ad apportare una
nuova rettifica al tuo personale inventario delle qualità di te stessa. Tira una riga sulla parola "razionale". Eliminala.

E ora apri gli occhi nel tuo letto. Guardati intorno e fa caso al collo, così pesante che non riesci a muoverlo. Nota che anche le braccia e le gambe sono pesantissime. Pensa ad un falso risveglio.
Convinciti che stai ancora dormendo. Chiudi gli occhi e convinciti che ogni volta che li aprirai sarai sempre dentro un nuovo sogno. Pensa ad un sogno lucido.

Riporta alla mente quel sogno illuminante. Quello che ti suggeriva altre soluzioni per dimagrire. Ricorda di quel sogno nel quale cercavi di procurarti il coma. Chiudi gli occhi e li riapri. Falso
risveglio. Ora senti il suono del tuo respiro amplificato, come quell'estate che hai infilato la testa sott'acqua e respiravi con il tubo. Chiudi gli occhi. Ricorda di tutte quelle volte che sognasti di
non avere il coraggio di darti una martellata in testa. In quei sogni riuscivi soltanto a farti qualche taglio che poi hai disinfettato e coperto con un cappello di lana. Per tua fortuna tutti quei sogni erano ambientati in inverno. La cosa strana era che i tagli delle martellate degli altri sogni si aggiungevano di volta in volta.

E adesso riapri gli occhi. Fa caso a quanti suoni ci siano attorno a te, a quanti allarmi stanno suonando. Sono degli avvisatori acustici.

E' semiotica. Ogni suono è per richiamare la tua attenzione, come quella volta che in internet ti sei finta ninfomane. Quella volta avevi scaricato la foto di una ragazza provocante e ti sei spacciata per lei. Ti stupiva che la maggior parte di quelli stupidi uomini fosse così arrapata da non capire che sotto sotto c'era la fregatura. Quella volta però il gioco stava eccitando anche te. Quella volta il computer continuava ad illuminarsi di nuovi messaggi annunciandoli con il suono
di una sirena. Chiudi nuovamente gli occhi. Sogno lucido sgradevole.

Ricorda i sogni nei quali salivi in soffitta a respirare l'amianto delle tegole in Eternit. I sogni nei quali dormivi con il cellulare acceso sotto il cuscino. Ripensa a quando sognavi di appoggiare la
testa sui pali dell'alta tensione.

Apri gli occhi e fai caso al soffitto della tua stanza. Ti sembra diverso, ti disorienta. Questa sensazione l'hai già provata durante la tua unica esperienza in un albergo. Ti è capitato una vita fa, quando eri ancora una ragazzina di diciannove anni in gita scolastica a Parigi. C'era luce che filtrava dalla serranda chiusa male, c'era un continuo chiacchiericcio dai corridoi e rumori di passi svelti e pesanti. Eri l'unica della tua classe a voler dormire. Sola nella stanza ti eri svegliata da un sonno leggero e per mezzo minuto non hai avuto idea di dove ti trovassi. Poi la confusione era passata. Adesso stai sognando di fare un sogno e così pensi che l'unica soluzione sia chiudere gli occhi.

In questo carosello di ricordi onirici, quello che più ti ha dato soddisfazione è quando hai sognato di fare una visita in ospedale. Seduta dietro una scrivania, in mezzo ai tuoi genitori il dottore ti
aveva annunciato che quelle tue emicranie erano dovute ad un tumore.

L'ultimo sogno che ricordi è una maschera che ti si abbassa sulla bocca. Hai preso un respiro profondo e poi ti sei ritrovata a girovagare in quel labirinto fatto di falsi risvegli. Ora che ne sei
venuta a capo, sei convinta che la prossima sarà l'ultima volta che
dovrai aprire gli occhi per svegliarti sul serio.

Quando lo fai, al tuo respiro amplificato, ai segnali acustici ed al soffitto differente si aggiungono facce che ti guardano da vicino tanto che tu puoi vederne solo una parte. Ci sono luci proiettate da minuscole torce direttamente nei tuoi occhi e voci concitate. Decidi che questa volta non chiuderai gli occhi, che rimarrai in questo sogno. Forse stai per avere una nuova rivelazione illuminante, come quella che hai avuto solo qualche giorno fa e che non vedi l'ora di
mettere in pratica.

La rivelazione è che per essere soltanto un sogno è molto vivido e sta durando troppo. Decidi di dar credito a ciò che quella bocca nascosta da una mascherina verde ti sta dicendo. Scegli di crederle.

Scegli di credere di aver avuto un tumore. Decidi che è vero, hai avuto un'operazione. Che ti hanno aperto la testa per rimuovere il tumore al cervello. Ti fidi di quella bocca dietro la mascherina, quando dice che l'operazione è riuscita, anche se sei rimasta in coma per cinque settimane. Hai paura di quello che dice una nuova bocca dietro una nuova mascherina verde. La seconda bocca sta parlando di riabilitazione e di peso da perdere. Chiudi gli occhi ma non funziona.

Le voci parlano di piaghe, cicatrici, calvizie, diete, mesi, esercizio, terapie, nausee, controlli e paralisi temporanee. Le ripetono come un mantra e tu prima ti rilassi e poi ti addormenti davvero. Nessun sogno illuminante. Sogni fatica, iniezioni e parrucche. Cibo insipido, stampelle ed una retta discendente che incontra l'asse delle X e poi sprofonda nei numeri negativi.
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